Chi ha paura di volare per le vacanze può rimandare. Si va al mare in macchina, si sceglie una meta più vicina, e la cosa si sistema da sola. Chi deve volare per lavoro no: c'è una data, c'è una riunione, e sul calendario ci sono già i nomi di altre persone.
È una posizione scomoda in un modo tutto suo, e ha un dettaglio che la rende peggiore: oltre alla paura, ti tocca anche nasconderla.
Il conto che stai già pagando
La paura di volare al lavoro raramente si presenta come un rifiuto netto. Si presenta come una serie di piccole deviazioni che sembrano ragionevoli una per una.
- Il treno. Nove ore, e arrivi già consumato.
- «Ci vado io in collegamento.» Detta una volta di troppo.
- Il collega che ci va al posto tuo. E poi ci va sempre lui.
- Il ruolo che non hai chiesto. Perché prevedeva trasferte.
Nessuna di queste è drammatica. Messe in fila su qualche anno, però, disegnano una carriera diversa da quella che avresti fatto. E la parte fastidiosa è che nessuno saprà mai perché, perché la vera ragione non l'hai detta a nessuno.
Quanti siete davvero
Le ricerche più citate stimano che fra il 25 e il 30 per cento degli adulti provi un qualche livello di ansia legata al volo (Oakes e Bor, 2010; Van Gerwen e colleghi, 2004).
Tradotto: su un aereo pieno, una persona su quattro non è del tutto tranquilla. Compresi parecchi di quelli in giacca che sembrano impassibili con il computer aperto sul tavolino, e che stanno leggendo la stessa slide da venti minuti.
Lo scrivo perché chi vola per lavoro si sente quasi sempre l'unico. Non lo sei, sei solo l'unico che non lo nasconde bene con sé stesso.
Perché al lavoro pesa il doppio
Sull'aereo delle vacanze puoi stringere il bracciolo, chiudere gli occhi, dire a tua moglie che non è il tuo momento migliore.
Su un volo di lavoro spesso c'è seduto accanto a te un collega, o peggio un cliente. Quindi alla paura si aggiunge il lavoro di sembrare a posto: la faccia neutra, la battuta al momento giusto, il finto interesse per il giornale.
Non è il volo a essere più duro. È il volo più la recita.E c'è un secondo giro: atterri, e mezz'ora dopo devi essere lucido in una riunione che conta. Il volo non finisce all'atterraggio, si porta dietro il resto della giornata.
Le scorciatoie che si pagano dopo
- Dire che sei malato. Regge una volta, forse due.
- Bere in aeroporto. Arrivi peggio del volo che temevi.
- Il treno a ogni costo. Sposta il problema, non lo toglie.
- Farsi passare qualcosa da un collega. Non è roba da fare.
- Rimandare al prossimo giro. Il prossimo giro arriva.
Sulla quarta sono netto e ci tengo: qualsiasi cosa riguardi farmaci passa dal tuo medico, non da un collega gentile e nemmeno da me. Non sono una figura sanitaria e su quello non do indicazioni. Ne ho scritto qui, con gli stessi confini: paura di volare senza farmaci.
Se dirlo in azienda o no
Non sei obbligato a dirlo e nella maggior parte dei casi non serve.
Chi decide di parlarne quasi sempre lo fa per un motivo solo: è stanco di inventare scuse, e la fatica di mantenerle in piedi è diventata più pesante della cosa che nascondono. E quasi sempre scopre che la reazione è meno drammatica di quella immaginata per anni.
Se decidi di parlarne, un accorgimento cambia tutto: dillo insieme a cosa stai facendo per risolverlo. «Ho un problema con i voli» apre un punto interrogativo su di te. «Ho avuto un problema con i voli e ci sto lavorando, la prossima trasferta la faccio» è un'altra frase, e viene ricevuta in un altro modo.
Se invece la domanda è «posso rifiutare la trasferta?», quella è una questione contrattuale e non di coaching: dipende dal contratto e dalle mansioni, e non è una scelta senza conseguenze. Parlane con un consulente del lavoro o con il sindacato, non con un articolo su internet.
Perché la scadenza gioca a tuo favore
Ora la parte che di solito sorprende.
Chi mi contatta per una trasferta si scusa quasi sempre di essere «in ritardo», come se avere il volo fra dieci giorni fosse una condizione svantaggiata. È il contrario.
Il nemico numero uno di questa paura è il rimandare, e chi vola per piacere può rimandare all'infinito: c'è sempre un anno prossimo, una meta più comoda, un momento meno complicato. Ogni rinvio conferma al sistema d'allarme che aveva ragione, e la volta dopo suona più forte.
Tu quel lusso non ce l'hai. Hai una data, e la data non si sposta. Sembra una condanna e invece è la cosa che ti fa muovere: sei arrivato a leggere questo articolo proprio per quello.
Se la trasferta è fra due settimane
Spesso si fa in tempo. Nel mio lavoro nella maggior parte dei casi bastano uno o due incontri da circa un'ora e mezza, online, one to one. Due settimane sono un margine ampio, e anche dieci giorni di solito bastano.
Non è una regola valida per tutti e dipende da cosa emerge nella conoscitiva, che dura trenta minuti ed è gratuita. Se vedo che il tempo non c'è o che serve altro, te lo dico lì, e non ti faccio spendere niente.
E c'è un vantaggio pratico non da poco: la verifica ce l'hai già in calendario. Non devi inventarti un volo per capire se ha funzionato. Ce l'hai, con la data, il numero e il gate.
Se nel frattempo vuoi qualcosa da usare subito, nella guida gratuita ci sono la parte sui giorni prima della partenza e quella sull'aeroporto.
Domande frequenti
Quante persone hanno paura di volare?
Posso rifiutare una trasferta in aereo per paura di volare?
Devo dirlo al mio capo che ho paura di volare?
Con una trasferta fra due settimane faccio in tempo?
Posso prendere qualcosa prima del volo di lavoro?
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Non costituisce parere medico, psicologico né giuslavoristico, e non promette alcun risultato. Per le questioni contrattuali legate alle trasferte rivolgiti a un consulente del lavoro o al sindacato. Se la paura interferisce in modo importante con la tua vita quotidiana, parlane con il tuo medico o con uno psicoterapeuta.