La goccia nella tasca interna. Il bicchiere di vino al bar del gate. La pastiglia che ti ha dato tua sorella, «solo per questa volta», e che poi è diventata tutte le volte.
Cominciamo togliendo di mezzo la parte moralistica: non c'è niente di cui vergognarsi. Chi arriva a queste soluzioni non è debole: è una persona che aveva un volo da prendere e ha usato l'unico strumento che aveva. Il problema non è morale. È che quello strumento risolve un altro problema rispetto a quello che credi.
Prima di continuare, la cosa più importante. Se stai assumendo qualcosa che ti è stato prescritto da un medico, non sospendere e non modificare niente di tua iniziativa dopo aver letto un articolo, né questo né qualunque altro. Quella decisione spetta a te insieme a chi te l'ha prescritto. Io non sono una figura sanitaria e questo testo non è un parere medico.
Ti porta a destinazione. Non ti toglie la paura.
Facciamo una distinzione che sembra sottile e invece cambia tutto.
Un farmaco che riduce l'attivazione agisce mentre stai volando: abbassa il tremore, rallenta il cuore, ti rende il tempo più sopportabile. Fa quello che deve fare, e in una situazione specifica (un funerale dall'altra parte del mondo, un volo che non puoi rimandare) può avere perfettamente senso.
Quello che non fa è toccare il motivo per cui quell'attivazione parte. E siccome quel motivo resta intatto, al volo successivo sei esattamente al punto di prima.
È un cerotto che devi rimettere ogni volta. Funziona. Ma non guarisce niente, perché non è quello il suo mestiere.Molte persone se ne accorgono da sole dopo qualche anno: «volo, ma solo se ho la pastiglia». A quel punto non hanno smesso di avere paura dell'aereo. Hanno solo aggiunto la paura di restare senza pastiglia.
Il vero costo: il talismano
Qui c'è il passaggio che quasi nessuno racconta.
Ogni volta che attraversi un volo grazie a qualcosa, la goccia o il bicchiere o la mano del partner o il sedile vicino all'uscita, la parte di te che si allarma registra una conclusione precisa: «è andata bene perché avevo quello».
Non registra «era sicuro». Registra «ce l'ho fatta grazie all'aiuto». E la volta dopo quell'aiuto le serve ancora, un po' di più.
È il motivo per cui certe persone volano da vent'anni e hanno ancora esattamente la stessa paura del primo giorno: ogni volo attraversato con un appoggio ha confermato che l'appoggio era necessario. È lo stesso meccanismo che descrivo parlando della ricerca di rassicurazione nei giorni prima della partenza.
Attenzione a non ribaltarlo. Questo non significa «volare a mani nude soffrendo è meglio». Non lo è: attraversare un volo stringendo i denti conferma alla stessa parte che era davvero una situazione da sopravvivere. Sia il talismano sia la resistenza eroica lasciano la paura dove sta. Il punto non è quanto soffri: è che il meccanismo non viene toccato in nessuno dei due casi.
Perché l'alcol è la scelta peggiore
Di tutte le strategie fai-da-te, il bicchiere prima dell'imbarco è quella che dà i risultati peggiori. Non per una questione di principio: per come funziona.
- L'effetto dura poco e poi si rovescia. Alla fase di rilassamento iniziale segue una fase in cui l'attivazione torna più alta di prima. Se bevi al gate, quel ritorno ti arriva addosso in genere a metà volo, cioè nel punto in cui hai meno vie d'uscita.
- Disidrata, e in cabina l'aria è già molto secca. Il risultato è mal di testa, bocca impastata e una sensazione generale di malessere che poi leggi come «sto peggiorando».
- Peggiora il riposo. Ti fa appisolare prima e dormire peggio: ti svegli più stanco, e la stanchezza abbassa proprio la soglia oltre la quale la paura ti travolge.
- Non va mai combinato con altro. Se stai assumendo qualcosa, l'alcol è fuori discussione: è una domanda da fare al medico o al farmacista, non a internet.
E i rimedi «naturali»?
Tisane, fiori, integratori, braccialetti, oli essenziali. La domanda arriva sempre, quindi rispondo dritto.
Sono generalmente innocui, e questo è già qualcosa, ma agiscono nello stesso posto del resto: sull'attivazione, non sulla causa. E soprattutto rischiano di diventare l'ennesimo talismano, con lo stesso identico meccanismo descritto sopra.
Se qualcosa ti fa stare un po' meglio e non ti fa male, tienilo pure. Solo, non aspettarti che chiuda la questione: non è costruito per farlo. E se hai altre condizioni di salute o assumi qualcosa, anche gli integratori vanno chiesti a un farmacista, non dati per scontati.
Cosa funziona davvero
Se il problema è che tutte queste strade lavorano sull'attivazione anziché su ciò che la fa partire, la risposta è abbastanza ovvia: bisogna lavorare su ciò che la fa partire.
Nel concreto significa non chiedersi «come resisto al prossimo volo», ma «perché il mio sistema d'allarme classifica questa situazione come pericolosa». Sono due domande completamente diverse, e portano a due lavori completamente diversi.
Il secondo è più breve di quanto la gente immagini: nella maggior parte dei casi, uno o due incontri. Non perché ci sia una magia, ma perché quando si smette di aggiungere spiegazioni e si va dove la reazione si è costruita, non serve molto tempo. Se vuoi vedere come è fatto passo per passo, l'ho spiegato qui senza tecniche segrete.
Cosa cambia davvero
- Non serve più prepararsi giorni prima
- Il volo torna a essere uno spostamento, non una prova
- Smetti di organizzare la vita attorno all'evitare
Cosa non ti prometto
- Che funzioni al cento per cento: nessuno può dirlo
- Che tu diventi entusiasta di volare
- Che sia il lavoro giusto per chiunque: a volte non lo è, e lo dico
Domande frequenti
Devo smettere di prendere quello che mi ha prescritto il medico?
Bere un bicchiere prima di volare aiuta?
Perché il farmaco non mi ha tolto la paura di volare?
Posso lavorare sulla paura di volare mentre sto prendendo qualcosa?
Se ho paura di volare senza farmaci, significa che sto peggiorando?
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Non costituisce parere medico e non contiene indicazioni terapeutiche. Nessuna informazione qui contenuta va usata per iniziare, modificare o interrompere l'assunzione di un farmaco: per qualunque decisione di questo tipo rivolgiti al medico che te l'ha prescritto o al farmacista. Se la paura incide in modo importante sulla tua vita quotidiana, parlane con il tuo medico o con uno psicoterapeuta.