Se hai scritto questa domanda su Google, probabilmente non stai cercando consigli. Stai cercando di capire se ha senso provarci, o se è una di quelle cose con cui si convive e basta.
Ti do la risposta subito, e poi ti spiego cosa c'è dietro.
Sì, nella maggior parte dei casi si supera. Ed è una delle paure che si sbloccano più spesso, non perché sia poca cosa, ma per un motivo preciso che ti spiego fra due righe.
Detto questo, nessuno serio può garantirtelo prima di averti parlato. Chi te lo promette dal primo clic ti sta vendendo qualcosa.
Cosa vuol dire «superarla», per davvero
Qui casca quasi tutto, perché la maggior parte delle persone ha in testa un traguardo sbagliato.
Superare la paura di volare non vuol dire diventare uno che ama volare. Non vuol dire salire e non sentire assolutamente niente. Non vuol dire guardare il finestrino al decollo con un sorriso beato.
Vuol dire tre cose molto più concrete:
- Sali. Il biglietto lo compri e il volo lo prendi.
- Lo passi. Diventa una cosa che fai, non che subisci.
- Smetti di rinunciare. Le vacanze, le distanze, le scuse.
Un po' di attivazione al decollo può restare, e va benissimo così. Ce l'hanno anche gli assistenti di volo. La prova non è quello che senti: la prova è che parti.
Il traguardo non è smettere di sentire. È smettere di rinunciare.Perché questa paura si sblocca più di altre
C'è una ragione strutturale, e non è che sia una paura da poco. È che è circoscritta.
Riguarda una situazione sola, che dura poche ore, che ha un inizio e una fine chiari e che si ripete sempre nello stesso modo. Non è diffusa in tutta la giornata, non ti segue al lavoro, non cambia forma. Ha dei confini netti.
Questo la rende molto più maneggiabile di una paura generalizzata che si presenta ovunque e mai uguale. Non significa che sia leggera per chi ce l'ha, perché il peso che si porta dietro è pesantissimo. Significa che si sa esattamente dove intervenire.
Perché sapere che è sicuro non serve
Se stai leggendo, con ogni probabilità conosci già le statistiche. Sai che è il mezzo con meno incidenti, hai visto i video dei piloti, magari hai anche letto come funziona un'ala.
E hai comunque le mani sudate al decollo.
Non è perché sei irrazionale, ed è il punto che mi sta più a cuore: l'informazione entra da una parte e l'allarme parte da un'altra, e le due non si parlano. Succede regolarmente a persone che negli aeroporti ci lavorano tutti i giorni, che sanno tutto e si siedono lo stesso con il cuore in gola.
Ecco perché il decimo articolo che spiega perché l'aereo è sicuro non ti cambia la vita. Non ti manca l'informazione. Te ne avanza.
Su questo ho scritto un pezzo a parte: perché ho paura di volare anche se so che è sicuro.
Quanto tempo serve
Molto meno di quanto quasi tutti immaginano. La convinzione diffusa è che serva un percorso lungo, mesi di incontri, un lavoro su chissà quale parte del proprio passato.
Nel mio lavoro, nella maggior parte dei casi bastano uno o due incontri da circa un'ora e mezza, online, one to one. Non è una regola universale e non vale per tutti: ci sono situazioni che richiedono altro, e quando è così lo dico prima, non dopo.
Il motivo per cui spesso basta poco è quello del capitolo prima: se il bersaglio è circoscritto, si lavora su quello e basta. Non serve smontare l'intera casa per aggiustare una finestra.
Cosa non funziona, o funziona a metà
Vale la pena essere chiari anche su questo, perché sono le strade che quasi tutti hanno già provato prima di arrivare qui.
- Evitare. Funziona nell'immediato, peggiora tutto nel tempo.
- L'alcol. Toglie il controllo senza togliere l'allarme.
- Distrarsi. Passa il tempo, non cambia la reazione.
- La forza di volontà. Se ogni volta costa uguale non è progresso.
- Accumulare informazioni. Vedi il capitolo sopra.
La più insidiosa è la prima, perché è quella che sembra funzionare. Ogni volo evitato conferma al tuo sistema d'allarme che aveva ragione, e la volta dopo suona più forte: è il motivo per cui chi rimanda da anni si ritrova con una paura più grande di quella di partenza.
Sui farmaci il discorso è diverso e più delicato, e non tocca a me entrarci: se ne prendi o ci stai pensando, il riferimento è chi te li ha prescritti. Ne ho scritto qui, con i confini giusti: paura di volare senza farmaci.
Come si verifica che ha funzionato
Questa per me è la parte migliore, e la dico sempre a chi mi chiede se può fidarsi.
Non devi fidarti. Prendi un aereo e lo vedi.
La paura di volare ha una caratteristica rara: la verifica è concreta, ha una data, e non dipende da opinioni. O sali o non sali. O il volo lo passi in un modo o lo passi in un altro. Non c'è nessun questionario da compilare e nessuno che ti deve convincere di essere migliorato.
La maggior parte delle cose non si può misurare così. Questa sì, ed è il motivo per cui è un lavoro onesto da fare: il risultato non resta sulla mia parola.
Quando non è il mio lavoro
Non tutto quello che assomiglia alla paura di volare è paura di volare.
A volte quello che una persona porta è un'altra cosa, più larga, che sull'aereo si manifesta soltanto. In quei casi il lavoro giusto non è il mio, e lo dico. Non lavoro su attacchi di panico e non sono una figura sanitaria: quando serve altro indirizzo a Ilaria Repossi, psicoterapeuta con studio a Milano.
Preferisco perdere un cliente che prendermi un lavoro che non è il mio. E in mezz'ora di conoscitiva, gratuita, si capisce quasi sempre da che parte stiamo.
Domande frequenti
Si può davvero superare la paura di volare?
Superare la paura di volare significa non avere più paura?
Quanto tempo serve per superare la paura di volare?
Perché sapere che l'aereo è sicuro non mi toglie la paura?
Come faccio a sapere se ha funzionato davvero?
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Non costituisce parere medico né psicologico e non promette alcun risultato: ogni percorso dipende dalla persona. Se la paura interferisce in modo importante con la tua vita quotidiana, parlane con il tuo medico o con uno psicoterapeuta.