Di articoli su come superare la paura di volare ce ne sono a migliaia. Per chi ci sta accanto, praticamente nessuno. Eppure siete voi a rinunciare alle stesse vacanze, a fare gli stessi viaggi in macchina, a inventarvi le stesse scuse con i parenti.
Questo pezzo è per te che non hai paura, e che guardi. Vale per il partner, per un figlio, per un genitore, per un amico.
Comincio dalla parte che serve di più, che è quella su cui quasi tutti sbagliano proprio perché vogliono aiutare.
Le cinque cose da non fare
Sono tutte cose che si fanno in buona fede, e tutte comunicano la stessa cosa: non ti ho capito.
- Minimizzare. «Dai, non è niente» dice che stai esagerando.
- Riderci sopra. Anche affettuosamente, resta una presa in giro.
- Snocciolare statistiche. Le conosce meglio di te.
- Forzare. Un volo subito per non deluderti peggiora il prossimo.
- Fare finta di niente. Il silenzio lo lascia solo con la cosa.
La quinta è la più comune nelle coppie di lunga data: si smette di parlarne perché ogni volta finisce male, e la paura diventa un argomento che si aggira. Da lì in poi non si organizza più niente, senza mai averlo deciso.
Perché le statistiche peggiorano tutto
«È più pericolosa la macchina», «è il mezzo più sicuro del mondo», «ci sono più probabilità di essere colpiti da un fulmine».
Sono tutte vere. E non servono a niente.
Non perché la persona sia irrazionale, ma perché l'informazione e l'allarme viaggiano su strade diverse e non si parlano. Chi ha paura di volare le statistiche le sa già a memoria, spesso meglio di te, e ha comunque le mani sudate al decollo. Succede anche a chi negli aeroporti ci lavora tutti i giorni.
Quindi quando gliele ripeti non stai aggiungendo un'informazione che gli manca. Gli stai comunicando che secondo te il problema è che non ha capito. E la risposta interna, quasi sempre, è chiudersi.
Non gli manca l'informazione. Gliene avanza.Se vuoi capire meglio questo punto, l'ho spiegato per esteso qui: perché ho paura di volare anche se so che è sicuro.
Cosa aiuta davvero
Poche cose, e nessuna richiede che tu diventi un esperto.
- Dire che ci credi. «Lo so che per te è dura.» Basta questo.
- Non chiedere spiegazioni. Non deve giustificarsi con nessuno.
- Continuare a proporre. Lasciando sempre libera la scelta.
- Restare normali in volo. Se ti irrigidisci tu, è finita.
- Non commentare i sobbalzi. Nemmeno per rassicurare.
L'ultima merita una riga in più. Durante una turbolenza la cosa peggiore che puoi fare è girarti e dire «tranquillo, è normale». Sembra sostegno, ma conferma che sta succedendo qualcosa che richiede rassicurazione. Se resti come sei, stai dicendo la stessa cosa in modo molto più credibile.
Come organizzare un viaggio insieme
Qui c'è una trappola che sembra gentilezza: occuparsi di tutto tu. Biglietti, orari, posti, valigie, sveglia.
Sembra un favore, e invece toglie alla persona ogni pezzo di controllo. Il controllo è esattamente la cosa che le manca: se glielo togli anche nella preparazione, arriva in aeroporto avendo subito tutto, compreso il viaggio.
Meglio fare le cose insieme, anche le piccole: scegliere l'orario, decidere il posto, guardare insieme quanto dura. Chi partecipa arriva al gate in condizioni diverse da chi viene portato.
Due accorgimenti pratici che valgono la pena: volo diretto anche se costa di più, e orario del mattino, quando ci sono meno ritardi e meno tempo per rimuginare. E se non c'è mai stato in aereo, fagli leggere prima cosa succede davvero, dall'aeroporto all'atterraggio: buona parte della tensione della prima volta è non sapere dove andare.
Se è un figlio
Con i bambini cambia una cosa sola, ma è quella che conta di più: guardano te. Se al decollo ti irrigidisci, lo registrano prima e meglio di qualsiasi frase rassicurante.
Per il resto funziona benissimo raccontare in anticipo cosa succederà, nell'ordine: la fila, il controllo, il rumore forte, la spinta indietro, le orecchie che si tappano. Nei più piccoli quasi tutta la paura è sorpresa, e la sorpresa si toglie raccontando.
Una cosa da non fare mai: promettere che non ci saranno sobbalzi. Se poi ci sono, hai perso la loro fiducia proprio nel momento in cui gli serviva.
Come proporgli di farsi aiutare
È la domanda che mi fanno più spesso le persone nella tua posizione: come glielo dico senza che si offenda.
La differenza sta tutta nel presentarlo come una cosa da togliere di mezzo, non come una cosa da sistemare in lui. Parla del risultato, non del problema.
Invece di «dovresti farti aiutare», prova con: «ho visto che c'è chi la risolve in un incontro. Se ti va la guardiamo insieme, altrimenti amen.»
E poi lascia decidere lui. Una decisione presa per compiacere qualcuno regge pochissimo, e se va male la colpa se la prende il tuo suggerimento.
Se vuole capire di cosa si tratta prima di parlare con qualcuno, la guida gratuita è un buon punto di partenza, perché non chiede niente e non impegna a niente.
Una parola su di te
Chi sta accanto a una persona che ha paura di volare accumula una stanchezza di cui non parla mai, perché non si sente autorizzato: la paura è dell'altro, tu che ti lamenti a fare.
Però le vacanze saltate sono anche le tue. Le sedici ore di macchina le hai fatte anche tu. Il matrimonio dall'altra parte del mondo l'hai perso anche tu.
Dirlo, senza accusare, è legittimo e spesso è la cosa che smuove la situazione più di qualsiasi statistica: «a me manca, mi piacerebbe che ci andassimo insieme» è una frase che parla di te, non di un suo difetto. Ed è molto più difficile da respingere.
Domande frequenti
Cosa non dire a chi ha paura di volare?
È giusto insistere perché prenda l'aereo?
Come posso aiutare mio figlio che ha paura di volare?
Come faccio a proporgli di farsi aiutare senza offenderlo?
Devo prenotare io il volo e i posti per lui?
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Non costituisce parere medico né psicologico e non promette alcun risultato. Se la paura interferisce in modo importante con la vita quotidiana della persona a cui vuoi bene, il riferimento è il suo medico o uno psicoterapeuta.